Metacognizione 2. Le mie esperienze senza tecnologia.

Io e il mio gruppo di lavoro abbiamo ricordato e condiviso le nostre esperienze di apprendimento senza l’uso delle tecnologie, nell’ambito dei cinque modelli didattici (concettuale, contenutistico, ricerca, laboratorio e life skills). Di seguito la mappa concettuale delle esperienze condivise.

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Metacognizione 1. Le mie esperienze con la tecnologia.

Il mio primo contatto significativo con la tecnologia.

La prima cosa che mi viene in mente, pensando al mio primo contatto con la tecnologia, sono le interminabili ricerche scritte a mano che la mia maestra, alle elementari, era solita proporci verso la fine dell’anno scolastico. Erano sempre: una ricerca di Storia, una di Geografia e una di Scienze. Non dimenticherò mai i pomeriggi passati a scrivere e a trascrivere in bella tutte quelle pagine di informazioni prese da libri ed enciclopedie. Parliamo degli ultimi anni Novanta, e di una scuola di un quartiere popolare, quindi avere un computer a casa non era cosa comune. Un giorno di quinta elementare però, la maestra ci comunica i titoli delle nostre ricerche e, novità: a chi possiede un computer, è concesso di scrivere una delle tre ricerche con Word! Bene, io naturalmente ero una di quelli che non avevano ancora il computer. Si può dire quindi che il mio primo contatto con la tecnologia è stato in realtà un non-contatto. Non avevo un computer ma avevo ben chiaro cosa potesse fare, come per esempio, scrivere al posto mio, più velocemente, in maniera più ordinata e con un bel titolo colorato.

Un’esperienza molto positiva con le tecnologie.

Tra le mie esperienze positive con le tecnologie c’è sicuramente l’uso del social network Facebook per mantenere i contatti con amici lontani.

Un’esperienza molto negativa

Non ricordo esperienze particolarmente negative riguardo l’uso delle tecnologie, se non, per esempio, la compilazione di un lungo questionario, necessaria per formulare la mia domanda di laurea. In una situazione di sotto pressione, con la scadenza alle porte, ricordo che la compilazione non è stata semplice e agevole, inoltre non so come, ma alla fine della compilazione, i dati non sono stati salvati e quindi ho dovuto fare tutto da capo.

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Cosa vogliamo imparare?

Io e il mio gruppo di lavoro abbiamo immaginato di suscitare negli studenti, nel corso di una lezione a scuola, una domanda. Una domanda riguardo un argomento che può essere interessante e stimolare la ricerca: le piante possono ascoltare la musica? L’argomento è interdisciplinare, tocca varie materie come la biologia, l’arte e la musica, la fisica e la matematica. Gli studenti cercano di trovare una risposta, autonomamente, con spirito di ricerca, attraverso i cinque modelli della didattica (concettuale, contenutistico, ricerca, laboratorio e life skills), utilizzando strumenti tecnologici al fianco di quelli tradizionali.

In questo caso, dopo una prima parte di lezione “trasmissiva”, in cui gli studenti ricevono le informazioni necessarie di base dal docente, attraverso supporti video e immagini,  l’approccio educativo diventa quello dell’attivismo pedagogico in cui lo studente è messo nella posizione di dover risolvere, da solo o in gruppo, il problema posto.

 

 

 

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